Totò Riina: storia di un criminale.

Buongiorno a tutti.

Oggi vi parlo di un uomo (se così si può definire) che nella sua vita, miserabile ed ignobile, ha fatto del male a decine, forse centinaia di persone.

Parliamo di colui che è stato definito “il capo dei capi”, Totò Riina.

Fu il capo indiscusso di Cosa Nostra, la mafia siciliana. Fu lui a decidere per molti anni chi doveva vivere e chi morire e fu tra i mandanti delle peggiori stragi che la storia italiana ricordi.

Poi, finalmente, nel 1993 fu arrestato, dopo 24 lunghissimi e sanguinosi anni di latitanza.

Ora, all’età di 87 anni il capo ha fatto la sua fine, la fine forse sperata da molti, da tutti coloro che hanno un briciolo di umanità.

Il capo dei capi ha abbandonato questo mondo, rendendolo un posto migliore.

La terra ti sia pesante Totò.

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#SveziaItalia: La Caporetto del calcio italiano.

Ieri sera, 13 novembre, si è consumato l’ultimo atto di un declino. Il declino del calcio italiano.

Ore 20.45: inizia la sfida di ritorno tra la Nazionale azzurra e la compagine gialloblu della Svezia, ormai orfana di Zlatan Ibrahimovic e quindi, sulla carta, più debole.

I primi minuti della sfida sono quasi un assolo azzurro, e ce lo aspettavamo dato che la sfida d’andata in terra nordica era finita 1 a 0 per gli svedesi.

Ma col passare dei minuti la formazione della Svezia fa sempre più scudo. Si affidano al catenaccio come solo loro sanno fare. 

L’attacco dell’Italia è sterile, blando e senza idee. Tanto che la partita finisce 0-0 e, con essa, le speranze di Mondiale.

Una vera Caporetto per il calcio italiano già in declino. Ed in questa disfatta, il rammarico per il portierone Gigi Buffon, che avrebbe potuto affrontare il sesto mondiale consecutivo.

Ora bisognerà vedere quali saranno gli effetti sulla Nazionale e sulla Federcalcio. Sicuramente i nostri giocatori e la dirigenza non si sono mostrati all’altezza della situazione, e le conseguenze saranno devastanti. 

13 Novembre 2015: morte e distruzione in Francia

Ieri, 13 novembre, si è ricordato uno dei più pesanti atti terroristici messi a segno in Europa. La strage di Parigi.

Tutto inizia quando, allo Stade De France, si sta giocando la prestigiosa amichevole tra la compagine transalpina e la nazionale di calcio tedesca.

Ad un tratto un boato e la paura. Paura che spinge i giocatori a fermarsi ed i tifosi a riversarsi in campo, senza sapere bene quello che stava succedendo.

Pochi attimi dopo si viene a sapere che l’esplosione è stata causata da un kamikaze, un attentatore suicida che, vistosi alle strette perché riconosciuto come tale, si fa saltare all’ingresso dello stadio. Erano le 21.20 del 13 novembre 2015.

Pochi minuti dopo è l’inferno.

21.25: 4 persone armate fino ai denti cominciano a sparare all’impazzata, uccidendo una moltitudine di persone nei pressi di due ristoranti della capitale francese.

21.30: seconda esplosione, questa volta vicino ad un fast food. Per fortuna l’attacco va a vuoto, uccidendo solo l’attentatore.

21.32: altra sparatoria nei pressi di una pizzeria, dove un attentatore (probabilmente il tristemente famoso Salah Abdeslam) punta un fucile addosso a due ragazze italiane col chiaro intento di ucciderle a bruciapelo. Per fortuna l’arma, forse per un inceppatura, non riesce a far fuoco. A quel punto le ragazze scappano e l’attentatore si da alla fuga.

21.36: altra sparatoria nel XI arrondissement, nei pressi di un ristorante, con un bilancio pesantissimo: 21 morti e 9 feriti.

Ma il peggio deve ancora venire:

dalle 21.40 alle 21.48 gli attentatori fanno irruzione nel Bataclan, locale francese famoso per i suoi eventi. Si stava tenendo il concerto della band americana Eagles of Death Metal, quando uomini armati entrano e cominciano a sparare all’impazzata. E’ una carneficina. Addirittura i maledetti hanno pensato di fucilare uno ad uno i presenti che si fingevano morti stesi a terra.

Da qui in poi altre fucilazioni ed attacchi si susseguono, con un totale di 130 morti.

Nei giorni seguenti varie operazioni di polizia portarono a diversi arresti in Francia e Belgio tra cui, per fortuna, Salah Abdeslam, considerato la mente degli attacchi parigini.

Fu uno degli attacchi più tremendi che la storia europea ricordi. E’ stato quasi paragonato, per numero di morti, alle stragi causate dalla II Guerra mondiale.

Tra le vittime ricordiamo la nostra connazionale Valeria Solesin, studentessa italiana, morta al Bataclan.

Kurdistan e Costarica: la natura si ribella.

Oggi, lunedì 13 novembre 2017, apriamo la giornata con una tristissima notizia.

Due zone lontanissime tra loro sono state colpite dallo stesso, identico dramma: il terremoto.

La prima scossa, di magnitudo superiore a 7,3 della scala Richter, è avvenuto nella regione del Kurdistan, zona di confine tra Iran e Iraq. Il bilancio, per il momento, è devastante. Sono state accertate circa 140 vittime, ma il bilancio sembra destinato a salire.

La seconda scossa si è verificata in Costarica. In questo caso la magnitudo è stata di 6,7. Il bilancio per ora non si conosce, ma è auspicabile che non sarà troppo pesante.

[SEGUIRANNO AGGIORNAMENTI]

PRIMO AGGIORNAMENTO: Solo nella zona iraniana della regione le vittime accertate sarebbero 207 e non 140 come rilevato fino a poco fa. Vi sarebbero anche 1700 feriti, di cui molti in gravi condizioni.
Sei vittime sono state anche accertate nella zona irachena della regione.
[Aggiornamento ore 14.10] Le vittime sono salite a 339. Una vera ecatombe. 

Nassiriya: per non dimenticare.

12 Novembre 2003, Nassiriya (Iraq): il contingente militare italiano era d’istanza in questa città, per garantire la sicurezza dei cittadini, la sicurezza di migliaia di persone, dopo la caduta del regime di Baghdad.
Quel giorno una parte dei nostri militari, per la maggior parte composti da rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, stavano in caserma a svolgere le normali attività. Chi riposava, chi era in ufficio e chi studiava piani operativi per scalzare le sacche di resistenza delle forze di regime che minavano la sicurezza della gente.

Sembrava una giornata come altre, come tante altre, ma stranamente tranquilla. Troppo.

Infatti, ad un tratto, alle 10,40 del mattino (ora di Nassiriya) un camion si dirige a tutta velocità contro la base dei nostri militari e…..BOOM. Il camion era carico di esplosivo. In un attimo tutta quella tranquillità si trasforma in un unico urlo di dolore. Sangue ovunque, brandelli di carne umana. E morte.

In un solo momento la vita di 28 persone finì miseramente. 19 furono i Carabinieri italiani deceduti. Ma in tutta questa straziante scena, ci fu un eroe: un carabiniere di nome Antonio Filippa, di guardia all’ingresso della base “Maestrale” che, alla vista del camion, inizia a sparare uccidendo le due persone a bordo. Fu un gesto importante, eroico. Infatti il suo atto permise al camion di esplodere contro il cancello d’ingresso, senza penetrare nella base, dove avrebbe compiuto una carneficina ancora più ampia.

Ecco i nomi dei nostri militari rimasti uccisi:

i carabinieri

Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte
Giovanni Cavallaro, sottotenente
Giuseppe Coletta, brigadiere
Andrea Filippa, appuntato
Enzo Fregosi, maresciallo luogotenente
Daniele Ghione, maresciallo capo
Horacio[1] Majorana, appuntato
Ivan Ghitti, brigadiere
Domenico Intravaia, vice brigadiere
Filippo Merlino, sottotenente
Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte
Alfonso Trincone, Maresciallo aiutante

i militari dell’esercito

Massimo Ficuciello, capitano
Silvio Olla, maresciallo capo
Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore
Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto
Pietro Petrucci, caporal maggiore

Ed i nomi dei civili coinvolti

Marco Beci, cooperatore internazionale
Stefano Rolla, regista

Sono passati ormai 14 lunghi anni da quella tragedia, una delle tante che colpì il contingente italiano, ma il ricordo è sempre vivo.
Purtroppo, negli anni, si verificarono comportamenti schifosi a ledere la memoria di questa carneficina, con slogan immondi, creati da idioti senza tempo e senza civiltà.
Ma questo non scalfisce il ricordo ed il giusto onore da riservare a questi angeli volati in cielo in nome di un credo, quello di portare la sicurezza a migliaia di uomini, donne e bambini.

NASSIRIYA, 12 NOVEMBRE 2003: UNA TRAGEDIA CHE RIMARRA’ SEMPRE NEL CUORE E NELLA MENTE

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MotoGP, Dovizioso: il sogno svanisce.

Si è svolto oggi il Gp di Valencia, classe MotoGP.
Una gara che, in linea virtuale, avrebbe potuto decidere il mondiale e così, purtroppo per l’Italia, è stato.
Marc Marquez, partito in pole position, mantiene la testa della corsa a lungo, salvo poi essere sopravvanzato, per una sua imbarcata, da Zarco e Pedrosa.
Dovizioso, nono alla partenza, tenta un impossibile recupero, che avrebbe potuto lasciare aperta la speranza per lui di arrivare a mettere le mani su quel mondiale che ha sempre sognato nella classe regina.
Purtroppo però, sia le difficoltà causate da un Lorenzo che non intende cedere la posizione al Dovi e sia la caduta di quest’ultimo, spengono per sempre i sogni del pilota Ducati che, così, si deve accontentare del secondo posto mondiale.

Peccato Dovi, sarà per il prossimo anno. Intanto però complimenti a Marc.

Inverno.

Si avvicina l’inverno.

Le temperature si stanno abbassando vertiginosamente, ed io inizio a pensare.

Penso a quanto sono fortunato a vivere questa vita, al caldo di una casa. In un ufficio a lavorare, al riparo dalle intemperie.

E penso a tutti coloro che stanno all’addiaccio, che dormono in un’auto, in un sacco al pelo o peggio, coperti da un cartone.

Mi distrugge il pensiero di tutte quelle persone meno fortunate che non possono neanche avere un tetto sulla testa o un pasto caldo e di chi, nonostante questo, si gira dalla parte opposta, distogliendo lo sguardo, non volendo vedere. E mi chiedo se hanno una coscienza. Perchè chi ce l’ha non resta indifferente…non si gira dall’altra parte mai. Soprattutto in inverno.

Calcio, Italia: flop…mondiale?

Ore 20.30 di Venerdì 10 Novembre 2017, l’arbitro turco Çakir dà inizio alla sfida d’andata tra la Nazionale Italiana di calcio e la Svezia, orfana ormai del grande Zlatan Ibrahimovic.

Partita che, già dopo un minuto scarso, fa capire che sarà una battaglia. Infatti Bonucci viene letteralmente abbattuto da una gomitata svedese.

Calcisticamente superiore la nazionale giallo-blu, che fa notare tutte le defiances della nostra difesa.

Nei primi minuti, la Svezia fa la partita. Italia attendista e slegata con pochi sussulti.

Solo dopo 30 minuti circa si vede un barlume di speranza ma niente. Tutto troppo sterile.

Il primo tempo finisce a reti inviolate.

Secondo tempo che sembra rinvigorire gli azzurri….ma dura poco…

Infatti la Svezia passa in vantaggio con un gollonzo di fantozziana memoria. Una doccia fredda.

Finisce 1 a 0 per i gialloblu in Svezia…rimane il ritorno…ma giocando così sarà un flop…..mondiale!!!

Bebe Vio: la disabilità vincente.

Buongiorno a tutti.
Oggi vi vorrei parlare di una persona, un’atleta formidabile che si chiama Beatrice Vio, meglio conosciuta ai più come Bebe Vio.
Nata a Venezia, è una delle atlete di punta della scherma italiana, una fiorettista eccellente che ispira le sue gesta alla grande Valentina Vezzali.
Ma Bebe ha una differenza, perché è disabile.
Nel 2008, all’età di 11 anni, una meningite fulminante le causò un’infezione estesissima, con necrosi degli arti, che rese necessaria l’amputazione di entrambe le braccia e le gambe.
Tre mesi d’ospedale poi il lento, difficile ritorno alla vita.
Una qualsiasi persona si sarebbe demoralizzata, avrebbe buttato alle ortiche quanto fatto fino ad allora, invece Bebe no.
Nel 2009, insieme ai genitori fonda un’associazione, art4sport, a favore dell’integrazione sociale tramite pratica sportiva di quei bambini che avevano subito amputazioni.
Lei stessa si dà allo sport, intraprendendo la carriera nella meravigliosa arte della scherma in carrozzina.
Uno sport che le portò tante soddisfazioni e che la sta portando sempre più in alto, con la medaglia d’oro alle paralimpiadi e, ieri (9 novembre 2017) sul tetto del mondo, con l’oro al Mondiale paralimpico di Roma (avversaria battuta in finale 15-3).
Questa ragazza ha capito molto dalla sua sventura e dalla disabilità. Questa formidabile atleta ha compreso che la disabilità non dev’essere mai un limite, ma un trampolino di lancio verso la vittoria, che sia sportiva o nella vita.
La disabilità, vista da lei, è ciò che la rende unica e speciale, ciò che la contraddistingue da un mondo tutto uguale, di cattiveria, falsità e crudeltà. E lo sport le ha tirato fuori tutto la forza interiore ed il carattere.
Se noi tutti prendessimo esempio da una ragazza così, impareremmo ad essere meno cattivi e più determinati, a non piangerci addosso per ogni cavolata e soprattutto ad essere ambiziosi. Lei lo è stata ed ha vinto. Tocca a noi tutti seguire il suo esempio.

Complimenti a Bebe per la sua forza, la sua vittoria nella vita e quelle nello sport, sperando per lei una carriera formidabile, costellata di grandi soddisfazioni e con l’augurio che la sua esperienza di vita possa essere di grande insegnamento per tutti, disabili e non.

BRAVA BEATRICE!!!!!