Dj Fabo: storia di una non vita dal finale lieto.

Buonasera cari lettori,

ho voluto prendermi 24 ore di tempo prima di commentare la notizia, ma credo di essere ora in grado di capire. D’altronde, scrivere di getto su un argomento così delicato non è indicato né intelligente.

Ieri, 27 febbraio 2017, alle ore 11,40 si è spento in Svizzera, in una clinica Dj Fabo, nome d’arte di Fabiano Antoniani, un uomo di quasi 40 anni che dal 2014 non viveva più.

Vedete, quando un ex broker reinventatosi Dj per la sua enorme passione per la musica si trova, a causa di un incidente, paralizzato, senza potersi muovere, parlare, camminare e soprattutto nell’oscurità, non possiamo dire che viveva, possiamo dire che si lasciava sopravvivere, imprigionato nella sua cecità e nel suo corpo che ormai lo conteneva ma non lo aiutava più.

Per questo, un bel giorno, matura nella sua mente l’idea più tremenda ma anche più coraggiosa. Porre fine a questa “non vita”, staccando la spina alla sua esistenza.

Voi direte che dire “un bel giorno” parlando di uno che sceglie di morire sia una stupidaggine, segno di insensibilità.

Non è così. Chiedo a voi tutti di pensare se, un malaugurato giorno, anziché vivere la vostra frenetica vita fatta di lavoro, studio, sport, uscite con gli amici, cene e quant’altro, vi trovaste in un letto senza poter muovere un muscolo, senza poter parlare né vedere. La chiamereste vita?

E’ per questi motivi che Fabo, il coraggiosissimo Fabo, ha deciso di andare in Svizzera, lontano dalle sue terre natali, a compiere quello che si chiama EUTANASIA ma che per lui si chiama libertà.

Ha dovuto affrontare il suo ultimo viaggio fuori dalla sua Nazione, perché l’Italia è ancora troppo legata a canoni religiosi e cristiani che mal si abbinano a quello che è l’idea di autodeterminazione.

Così Fabiano ha affrontato col sorriso ciò che lo avrebbe finalmente liberato da questa prigione che era il suo corpo.

Lui, in un’intervista, disse che per lui il colore della vita, di quella vita che stava vivendo, era il nero. Nero quando si svegliava, nero al pomeriggio ed anche quando andava a dormire la sera. Per lui il giorno e la notte non esistevano perché tutto era nero.

Credo fermamente, nonostante io sia costantemente combattuto su ciò, che la scelta di Fabiano e di quanti altri hanno scelto, silenziosamente, questa strada, sia un atto di coraggio pazzesco. Forse fa male pensarlo, ma credetemi. Meglio morire e liberarsi che “non vivere” in un corpo e con due occhi che ti hanno abbandonato.

Né biasimo, né polemiche politiche. Solo un saluto. Ciao Fabo, suona la tua musica nel cielo, finalmente in assoluta libertà.

 

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