Femminicidi: Una scia senza fine.

E’ successo ancora.

Ancora una volta una giovane donna uccisa da un uomo.

Questa volta a farne le spese una ragazza di 16 anni, si chiamava Noemi.

Noemi, una giovane ragazza, con gli occhi pieni di vita ma con una sola sfortuna. Essere finita nelle grinfie di un ragazzo psicopatico, pazzo, violento. E la famiglia di lui non era da meno.

La famiglia della ragazzina e quella del suo fidanzato non si parlavano, si odiavano. Eppure lei continuava a frequentarlo, forse pensando di poterlo cambiare.

Ma come si può pensare di cambiare un disgraziato che ha già subito 3 T.S.O. ed è supportato da una famiglia violenta? Come si può pretendere che lui diventi un damerino?

Nessuno di noi può rispondere, perché si sa. L’amore rende ciechi.

Il punto è che una triste mattina, intorno alle 5, Noemi si trova ad entrare in macchina del fidanzato, senza sapere che di lì a poco la sua vita sarebbe finita.

Lui, come sempre, si dimostra violento e chissà se lei non desiderasse scappare vedendolo così. Ma niente, era in auto con lui. Poteva fare ben poco.

E così…..Quel ragazzo che lei amava tanto la uccide. Non si sa bene come, ma la fa fuori, la elimina, con il benestare della sua famiglia, anormale come lui.

L’aspetto più inquietante e odioso di questa storia, oltre al femminicidio, l’ennesimo, è che lui, uscendo dalla caserma dei CC , si mostra spavaldo. Si mostra con aria di sfida, neanche fosse un boss mafioso.

Non è dato sapere cosa stia passando nella testa, nel misero cervellino di quel ragazzo. Ma la sola speranza è che la giustizia farà il suo corso e che ponga fine alle sue velleità criminali e omicide, rinchiudendolo per il resto dei suoi giorni in una cella, senza uscirne mai.

 

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Paura.

Buonasera a tutti.

Questa sera non pubblicherò i miei soliti scritti, ma voglio fare un gioco con voi: descrivetemi in un post più o meno lungo nei commenti il vostro significato della paura.

Il post più bello verrà inserito nella pagina “L’angolo delle citazioni” con il nome dell’autore.

VAR-iata la Serie A.

Buona sera a tutti.

Domenica sera, 27 agosto, si è conclusa la seconda giornata del Campionato di Serie A, stagione 2017/18.

Direte voi: che c’è di strano?

Niente dico io. Tranne che il campionato di quest’anno ha una news eclatante: si chiama VAR.

Il VAR è un sistema di telecamere che, in casi importanti in cui la svista arbitrale può influire sul risultato, interviene, aiutando l’arbitro a prendere – virtualmente – la decisione corretta.

Queste telecamere però sono controllate da occhi umani, per cui è semplicemente un aiuto che va a discrezione di chi è davanti allo schermo.

Nelle prime due giornate il VAR è stato utilissimo in alcuni episodi chiave, come i rigori concessi contro la Juventus ed il rigore concesso a favore della partita bianconera contro i rossoblù genoani.

Liti, perplessità, nervosismi risolti? NO! Anzi!!

Nella prima giornata il VAR ha creato il caos, specialmente nella partita del Torino, il cui arbitro è stato “aiutato” a prendere una decisione quantomeno comica.

Un’azione infatti è sfumata perché il giocatore granata, visto in fuorigioco dall’occhio del guardalinee, in realtà ha avuto ragione sulla bontà della sua posizione di gioco, ma a parte la ragione nulla più. Sì, perché fermando il gioco l’azione è stata interrotta lo stesso e si è trasformata in una fregatura colossale per la squadra che, così, si è vista fregare due volte l’azione.

La domanda da porsi a questo punto è se non fosse da limitarne l’uso, esattamente come avviene per il TMO del rugby, sport in cui la “moviola in campo” funziona perfettamente da anni ed il cui risultato è con una riuscita del 100%. Piccolo particolare, il TMO nel rugby è utilizzato solo in pochissimi casi, come le mete dubbie e le decisioni riguardanti l’espulsione di un giocatore per comportamento antisportivo. Per il resto, la decisione spetta agli uomini in campo.

Perché non fare così anche nel calcio? Ben venga la tecnologia, ma come si dice….. il troppo stroppia!!

Blue Whale: uccidere il futuro in 50 mosse.

Gentili lettori,

avrete senz’altro sentito parlare dell’ultimo “fenomeno” nato su un social network in terra russa, il noto VK.

Si chiama BLUE WHALE, letteralmente Balena Blu. E’ definito erroneamente un gioco ma è tutt’altro. E’ una sorta di omicidio via web. Un omicidio che si compie in 50 giorni, poco per volta.

Questo folle gioco è stato inventato in Russia, circa un anno fa, da un gruppo di psicopatici il cui unico intento è uccidere più ragazzini possibile. Infatti le vittime sono tutte molto giovani, comprese tra gli 8 ed i 17 anni.

Lo svolgimento è tanto semplice quanto angosciante. Ogni giorno il ragazzino vittima di questi pazzi, dopo essere stato contattato tramite internet, dovrà svolgere i compiti di un “curatore”, in realtà un pazzo psicopatico che non ha niente da fare nella vita se non rovinare quella degli altri, senza potersi opporre. Infatti, qualora ci fosse una resistenza da parte della giovane vittima, il curatore provvede subito a minacciarla di ritorsioni, sia nei suoi confronti sia nei confronti delle persone care.

Le “prove” sono le più disparate e dolorose, dall’incidersi la pelle, al farsi selfie pericolosi su cornicioni o sui binari della ferrovia, fino all’ultimo, tragico gesto. Il suicidio.

Qualche settimana fa questo macabro rito è stato portato a galla anche in Italia dalla trasmissione di Italia Uno “Le Iene”, che hanno scoperto un dato agghiacciante: più di 100 ragazzini nella sola Russia sono morti, vittime di questi cretini immondi.

Purtroppo il nostro Paese non ne è esente e la nostra Polizia Postale è impegnata su tutti i fronti possibili per arginare un fenomeno tristemente esteso ed in crescita. Giusto pochi giorni dopo il primo servizio in tv, una ragazzina di 13 anni è stata salvata, dopo che era stato notato su di lei un chiaro segno sulle braccia, la fatidica balena. Poco tempo dopo una 17enne è stata tolta dalle grinfie di questo bastardo “curatore”, non permettendole di togliersi la vita e darla così vinta a lui.

Ogni Santo giorno una segnalazione nuova, tanto che sembra siano già centinaia i casi di Blue Whale in Italia.

Non è semplice smascherare chi “gioca” a questa triste partita, ma attenzione. Un modo esiste. I gesti da compiere sono di tipo sadico, autolesionista.

Se un genitore, un amico, un parente nota dei segni sulle braccia, gambe o su altre parti del corpo fatti con lame o altri oggetti taglienti, è bene che avvisi immediatamente la Polizia o i Carabinieri, perché potrebbe trattarsi di Blue Whale.

Non si sa per quanto andrà ancora avanti questa macabra moda, ma è giusto sperare che tutti noi apriamo gli occhi e controlliamo i nostri ragazzi. Partiamo da un concetto, è più valido un anno senza internet ed una vita salvata, piuttosto che un triste corpo insanguinato che giace sull’asfalto. Genitori, aprite gli occhi e se notate segni strani denunciate e fate capire ai vostri figli, a noi figli, che la vita è più importante di ogni altra cosa.

Fate capire che il Blue Whale non è un gioco. Il Blue Whale è morte.

 

Svezia: ultima di una lunga serie.

Buonasera.

Mi son preso 24 ore di tempo per scrivere questo articolo, perchè a caldo sarei stato troppo pesante.

Ieri, 7.4.2017, nel primissimo pomeriggio, un ennesimo attentato ha squarciato la serenità dell’Europa.

Ad essere colpita stavolta è Stoccolma, Svezia. La modalità è sempre la stessa di Nice e di Londra e Berlino. Un camion viene rubato e lanciato a forte velocità contro una delle vie più trafficate della città. Il bilancio per fortuna è lieve: 4 decessi e alcuni feriti.

Il vile attacco è stato opera del fantomatico ed inutile Stato Islamico denominato Isis. Ancora una volta questi criminali, immondi ed anencefali, hanno mietuto vittime.

Cordoglio per le vittime, vicinanza alla Svezia e una sola considerazione: che questi bastardi non vinceranno mai.

D.I.

Venti di guerra.

Buongiorno, o meglio. Giorno.

Come ben sapete, ormai da tempo, la Siria è schiava di due “fuochi”. Da una parte il temutissimo e “potentissimo” Stato islamico di Isis. Il califfato autoproclamatosi tale capeggiato da un pazzo fanatico, che sta mietendo vittime a non finire, solo perché non seguono le pazze idee sue e dei suoi scagnozzi. Dall’altro lato c’è un pericolo più subdolo e infido di nome Assad. Il capo di Stato siriano infatti, da “buon dittatore”, si sta macchiando di crimini atroci, definibili a norma della legge penale internazionali “crimini contro l’umanità”.

Ultimo atto scellerato da parte dei seguaci di questo disgraziato è stato il lancio di bombe chimiche caricate con gas Sarin e Nervino. Una pazzia, specialmente se compiuta contro la propria gente. Ancor di più se compiuta contro donne e bambini.

A questo punto tutto il mondo si è rivoltato contro, con gli USA che hanno minacciato di intraprendere azioni militari e la Russia che, subito, ha nicchiato dicendo che non era lui ad aver ordinato il lancio di bombe chimiche, ma ISIS. Poi ha dovuto ricredersi ed ora minaccia di togliere l’appoggio ad Assad.

La situazione si è scaldata sempre di più ed oggi, 7.4.2017, le minacce si sono trasformate in realtà.

Gli Stati Uniti d’America hanno sferrato un attacco contro basi aeree della Siria, annientandole. Di sicuro non una buona notizia, perché pare che il regime di Assad abbia in dotazione non solo armi chimiche, ma anche un discreto numero di testate nucleari e, sicuramente, la risposta di regime non si farà attendere. Virtualmente potremmo tutti aspettarci anche una risposta difensiva da parte di Kim Jong Un, il capo di Stato nord coreano, grande alleato di regime siriano ed amico di Assad.

Insomma, la situazione generale sta precipitando e si teme un’escalation sempre maggiore che, sicuramente, non porterà nulla di buono, se non alle tasche delle aziende del settore militare, che faranno rimbalzare l’economia generale.

 

Senza violenza si può.

25 Marzo 2017. Si festeggia il 60° anniversario del Trattato che diede vita all’attuale Unione Europea.

A Roma si son tenute manifestazioni celebrative con la stipula di un accordo a 27 Stati per rafforzare questa unione.

Nel frattempo, fuori dagli uffici del Campidoglio, manifestazioni di protesta da parte degli antieuropeisti.

Le misure di sicurezza sono state innalzate a livelli incredibili e, per il nostro Paese, inediti. Divieto di accesso ai camion, perquisizioni a tappeto, droni e 5mila agenti impiegati. Tutto questo in nome della pubblica sicurezza e della questione terrorismo.

Troppo vive negli occhi della gente le immagini dei vari attacchi in Europa.

Fortunatamente tali precauzioni sono state magnificamente utili. Solo in un attimo si è temuto qualche scontro, subito evitato sia dalla Polizia di Stato che dai manifestanti. Per il resto nessuna tensione, nè tafferuglio nè sangue.

Insomma, l’Italia, per una volta, ha dimostrato che è possibile dire “Non sono d’accordo” senza spaccare vetrine, senza picchiare gli agenti e senza incendiare auto e cassonetti.

Finalmente abbiamo dimostrato di essere il BelPaese di cui tutti parlano.

Complimenti a tutti, agenti e questore in primis, ma anche ai manifestanti, che hanno sedato ogni tensione con comportamenti ineccepibili.

D.I.

Attacco all’Europa.

Oggi pomeriggio, 22 marzo 2017, il terrorismo si è abbattuto nuovamente sul continente europeo.
Teatro dell’orrore nuovamente la capitale britannica Londra.
Un attacco ben congeniato da parte di un pazzo criminale che prima si è lanciato verso la House of Parliament con il suo suv zigzagando per diversi metri prima di schiantarsi contro il muro di recinzione del parlamento e, subito dopo, è sceso brandendo due coltelli ed accoltellando un povero poliziotto che era a protezione della casa parlamentare.
Fortunatamente pochi istanti dopo il balordo è stato freddato dai colpi di pistola delle guardie e finalmente è stato tolto il pericolo.
La guardia resta altissima, come rilevante è anche qui il numero di morti e feriti: 4 persone sono decedute (escluso l’attentatore che non merita di entrare nel computo) e 12 persone son rimaste ferite, alcune in modo gravissimo.
Questo ennesimo attacco ci fa capire quanto siamo vulnerabili. Ma ci fa anche capire che il terrorismo causa vittime ma non vincerà perchè la gente per bene è più forte.

Un pensiero alle famiglie coinvolte. Go London, get up again!!

D.I.

8 MARZO: IPOCRISIA O VERA FESTA?.

Oggi, 8 marzo 2017, ricorre la cosiddetta Festa della Donna. Una giornata interamente dedicata al genere femminile, tanto bistrattato e massacrato dalla cattiveria umana.

Proprio questo fa pensare. Un intero anno a massacrare moralmente e fisicamente le donne, a fargli del male – non sempre fisico -, ad ucciderle, picchiarle, subissarle di responsabilità e sfruttarle e poi? L’8 marzo tutto questo di colpo viene dimenticato e le donne entrano nel centro dell’attenzione.

Scusate, ma questo mi pare ipocrita. Mi pare ipocrita che, chi maltratta la propria donna si ravveda proprio in questa data.

Mi sembra assurdamente ipocrita come un uomo possa odiare una donna con cui sta e poi di colpo amarla e festeggiarla.

Scusatemi ancora, ma persino la scelta di un giorno unico mi sembra veramente stupido.

Per me, la donna è sacra. Fate conto che la donna è la mamma che ci ha donato la vita, è la moglie o la fidanzata che ci supporta e sopporta quando siamo intrattabili e ci arrabbiamo con il mondo.

Molti maschi vedono la donna come semplice oggetto del desiderio oppure più semplicemente un oggetto. Ed è qui che sta lo schifo. La donna è una persona in carne ed ossa importantissima per la nostra vita. Senza una donna saremmo nulla, senza una nonna, una mamma non esisteremmo neanche.

Eppure….L’8 Marzo milioni di auguri, di mimose, di abbracci e baci, per poi tornare domani al solito tran tran ignobile fatto di odio, violenza e discussioni.

Per me la donna va rispettata, amata e festeggiata ogni giorno. Per quello che è, per quello che fa e per il solo fatto di essere donna.

 

Auguri a tutte le donne!!!!

 

Dj Fabo: storia di una non vita dal finale lieto.

Buonasera cari lettori,

ho voluto prendermi 24 ore di tempo prima di commentare la notizia, ma credo di essere ora in grado di capire. D’altronde, scrivere di getto su un argomento così delicato non è indicato né intelligente.

Ieri, 27 febbraio 2017, alle ore 11,40 si è spento in Svizzera, in una clinica Dj Fabo, nome d’arte di Fabiano Antoniani, un uomo di quasi 40 anni che dal 2014 non viveva più.

Vedete, quando un ex broker reinventatosi Dj per la sua enorme passione per la musica si trova, a causa di un incidente, paralizzato, senza potersi muovere, parlare, camminare e soprattutto nell’oscurità, non possiamo dire che viveva, possiamo dire che si lasciava sopravvivere, imprigionato nella sua cecità e nel suo corpo che ormai lo conteneva ma non lo aiutava più.

Per questo, un bel giorno, matura nella sua mente l’idea più tremenda ma anche più coraggiosa. Porre fine a questa “non vita”, staccando la spina alla sua esistenza.

Voi direte che dire “un bel giorno” parlando di uno che sceglie di morire sia una stupidaggine, segno di insensibilità.

Non è così. Chiedo a voi tutti di pensare se, un malaugurato giorno, anziché vivere la vostra frenetica vita fatta di lavoro, studio, sport, uscite con gli amici, cene e quant’altro, vi trovaste in un letto senza poter muovere un muscolo, senza poter parlare né vedere. La chiamereste vita?

E’ per questi motivi che Fabo, il coraggiosissimo Fabo, ha deciso di andare in Svizzera, lontano dalle sue terre natali, a compiere quello che si chiama EUTANASIA ma che per lui si chiama libertà.

Ha dovuto affrontare il suo ultimo viaggio fuori dalla sua Nazione, perché l’Italia è ancora troppo legata a canoni religiosi e cristiani che mal si abbinano a quello che è l’idea di autodeterminazione.

Così Fabiano ha affrontato col sorriso ciò che lo avrebbe finalmente liberato da questa prigione che era il suo corpo.

Lui, in un’intervista, disse che per lui il colore della vita, di quella vita che stava vivendo, era il nero. Nero quando si svegliava, nero al pomeriggio ed anche quando andava a dormire la sera. Per lui il giorno e la notte non esistevano perché tutto era nero.

Credo fermamente, nonostante io sia costantemente combattuto su ciò, che la scelta di Fabiano e di quanti altri hanno scelto, silenziosamente, questa strada, sia un atto di coraggio pazzesco. Forse fa male pensarlo, ma credetemi. Meglio morire e liberarsi che “non vivere” in un corpo e con due occhi che ti hanno abbandonato.

Né biasimo, né polemiche politiche. Solo un saluto. Ciao Fabo, suona la tua musica nel cielo, finalmente in assoluta libertà.